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Un colpo di fulmine è la causa dell’incremento sinistri nell’estate 2016

Mercoledì, 05 Ottobre 2016 13:18
Pubblicato in VITA DI A&A

Fulmini e sinistri: un binomio che corre in parallelo, soprattutto con gli intensi fenomeni temporaleschi della stagione estiva.

L’incremento del numero dei sinistri che il mercato ha segnato a partire dal maggio di quest’anno è direttamente da indicare nella elevata attività temporalesca avvenuta in alcune aree del nord Italia con presenza di numerose fulminazioni a terra.
Il numero di fulmini tra nube e terra rilevati dal CESI (Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano http://www.fulmini.it/) nel Nord Italia, che fino al 2013 si aggirava su 150-160.000 all’anno, nel 2014 è più che raddoppiato (oltre 380.000), nel 2015 è quasi triplicato (460.000); l’estate di quest’anno ha segnato punte da record in alcune aree Lombarde, del Triveneto e Piemontesi. 
Tali fulminazioni sono la principale causa di danneggiamento di beni e impianti elettrici ed elettronici, su cui le polizze, ed in particolare la garanzia Fenomeno Elettrico, sono chiamate ad intervenire.

Prendendo in esame i sinistri da Fenomeno Elettrico gestiti da A&A, quelli avvenuti nei 4 mesi da giugno a settembre hanno storicamente rappresentato poco meno del 50% dei sinistri di tutto un anno.
Il numero di sinistri con fulmine vicino all’ubicazione del rischio in grado di causare danni, numero che fino al 2013 pesava tipicamente poco più del 30%, nel 2014 e nel 2015 ha rappresentato il 43-45% dei sinistri periziati. Anche la percentuale complessiva di sinistri nei 4 mesi estivi è passata dal 46-47% degli anni fino al 2013, al 55% circa dei due anni successivi. Quest’anno il numero di sinistri con fulmine vicino all’ubicazione del rischio in grado di causare danni, si sta attestando intorno al 50% del totale previsto inoltre il numero dei sinistri avvenuti nei mesi estivi si attesterà intorno al 57-58%.
Non tutte le fulminazioni, però, sono state “offensive”. Va detto, infatti, che la maggioranza dei fulmini scocca tra nube e nube, ad alcune migliaia di metri di altezza, e quindi a distanze tali dai nostri edifici da renderli assolutamente innocui; non sono pericolosi neanche i fulmini che colpiscono le linee elettriche ad alta tensione, che dispongono di protezioni che impediscono che l’effetto si propaghi alle utenze.

Sono i fulmini tra nube e terra, che possono arrivare direttamente sulla nostra abitazione o colpire le tratte terminali della rete di distribuzione (cioè i fili non sotterranei che portano l’energia ad un paese o ad un gruppo di case), a causare danni; ma nella nostra epoca di tecnologia avanzata, sviluppata su di un’elettronica fine, numerosissimi sono soprattutto i danni causati dalle onde elettromagnetiche di fulmini che cadono semplicemente nelle vicinanze dell’ubicazione del rischio.
Quando un fulmine colpisce direttamente qualcosa, ad esempio un’abitazione, i danni sono palesi: la scarica di diverse migliaia di Volt lascia evidenti bruciature e danneggia in modo visibile numerosi beni, in particolare tutti quelli connessi alla rete elettrica.
Gli effetti di una fulminazione indiretta, generati dalle onde elettromagnetiche, creano invece danni che possono essere molto difficili da rilevare. Tali onde sono di enorme intensità, anche se l’effetto del fenomeno si riduce molto rapidamente con la distanza. E’ possibile, però, che entro poche centinaia di metri l’intensità di queste onde crei tensioni anomale nei conduttori elettrici all’interno di un bene; si tratta di tensioni che difficilmente superano qualche decina di volt, ma in presenza di delicati chip elettronici progettati per funzionare a 3, 5 o al massimo 12 Volt, una sovratensione di 15 o 20 Volt può facilmente danneggiare in modo definitivo il chip.
Si tratta di danni nella maggior parte dei casi assolutamente invisibili, che possono essere evidenziati solo da test di laboratorio, e che spesso non possono essere in alcun modo distinti da normali ‘guasti’ del componente elettronico (quelli legati a difetti di fabbricazione o di installazione, o anche semplicemente conseguenti all’uso del componente oltre la durata di vita media prevista). In questi casi, anche per il tecnico più qualificato è impossibile sulla base delle sole verifiche tecniche identificare la causa del danno. Ciò che si manifesta in modo palese è semplicemente il cattivo o nullo funzionamento del bene o dell'impianto coinvolto.

 

Letto 819 volte Ultima modifica il Martedì, 21 Febbraio 2017 10:48

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