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Rischi di fulminazione, le regole di comportamento

Giovedì, 15 Ottobre 2015 00:00
Pubblicato in Osservatorio tecnico

Continua l’intervista a Marina Bernardi, Project Manager presso il CESI, il Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano, che attraverso la rete del SIRF (Sistema Italiano Rilevamento Fulmini) si occupa della rilevazione in tempo reale e della localizzazione spaziale delle scariche di fulmine sviluppatesi tra nubi e suolo.



Come è possibile proteggere le apparecchiature elettriche e elettroniche dai rischi di fulminazione? Quali sono le regole di comportamento per proteggere i propri beni?

Marina Bernardi: È sempre necessario verificare qual è la norma tecnica di riferimento più idonea cui attenersi, anche attraverso la consulenza di specialisti del settore, e procedere con la progettazione del sistema di protezione più idoneo servendosi di tecnici qualificati.

In linea generale, a titolo puramente esemplificativo ma non esaustivo, nel caso ci si voglia difendere dalla fulminazione diretta, se parliamo di edifici o assimilabili, è necessario considerare la norma CEI-EN62305, e verificare tramite questa se è necessario installare delle protezioni (parafulmine, calate, collegamenti equipotenziali, scaricatori o SPD – surge protective devices).

Sempre a titolo esemplificativo, nel caso di fulminazione indiretta causata da campi elettromagnetici o da sovratensioni entranti tramite impianti di servizio, è necessario valutare come e dove installare degli SPD. Anche in questi casi è possibile appoggiarsi alle norme tecniche, ad esempio la norma CEI-EN62305 (parte IV) e la norma IEC60304. Esistono in commercio diversi tipi di SPD, per diverse applicazioni, e la scelta deve quindi essere fatta valutando l’impianto sui cui si va ad installare ed il tipo di SPD idoneo. In particolare bisogna coordinare questi oggetti in modo che non si crei mai pericolo diretto per le persone, anche a scapito delle strutture. L’installazione richiede inoltre di valutare le lunghezze dei cavi afferenti un SPD, di valutare la corretta distanza tra cavi e di evitare pose parallele. Solitamente si installa uno scaricatore di corrente di fulmine all’ingresso dalla rete esterna a quella interna. In cascata vengono poi installati scaricatori di sovratensione per proteggere parti di impianto interno o singoli apparati.

Altro accorgimento possibile, per ridurre l’effetto del campo elettromagnetico indotto, è la posa di reti metalliche, a maglia stretta (≤5m) e messe a terra, a formare una gabbia elettromagnetica intorno ad aree particolarmente sensibili (CED). Infine spesso per collegamenti di apparecchiature elettroniche si ricorre all’utilizzo di cavi schermati; in questo caso per garantire la protezione da fulminazione indotta lo schermo deve avere una sezione minima ed essere messo a terra ai due lati, in modo da ridurre gli accoppiamenti induttivi e capacitivi.

E’ importante inoltre utilizzare i dati corretti per la valutazione del rischio da fulminazione; in particolare la densità media di fulminazione al suolo (Nt) nell’area di interesse. Questo parametro deve essere calcolato tramite dati affidabili e registrati su molti anni consecutivi, come quelli registrati dalla rete SIRF. Lo scopo della densità Nt è di fornire un’indicazione di quali aree di territorio siano più o meno esposte al fulmine, a causa dell’orografia o delle perturbazioni locali, o di motivi antropici. L’analisi della mappa di Nt fornita da SIRF su un sito specifico è in grado di indicare chiaramente ove orientare eventuali installazioni o dove sia necessario applicare protezioni specifiche.

Esistono poi situazioni particolari, in cui non è applicabile la normativa per le protezioni degli edifici, ma in cui comunque persone e beni corrono dei rischi nel caso di presenza fulmini. In questi casi, in linea generale, si deve evitare di esporre persone e beni al temporale, mediante l’azionamento di opportuni meccanismi di “isolamento” all’arrivo dei fulmini. Per poter valutare l’approssimarsi di un temporale e dei fulmini non è ovviamente sufficiente aspettare di sentire il tuono, ma è necessario avvalersi di strumenti di monitoraggio, come la rete di rilevamento fulmini SIRF, che forniscono agli utenti un’informazione precisa di dove si stanno sviluppando celle temporalesche e in quale direzione si stanno muovendo. In questo modo si può avere un sufficiente preavviso per mettere al sicuro persone e beni nel momento in cui aumenta il rischio e si potrà altrettanto con certezza riprendere le attività quando la rete indicherà superato il fronte temporalesco.

Letto 656 volte Ultima modifica il Mercoledì, 08 Giugno 2016 16:31

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