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Come il clima cambierà nei prossimi anni

Mercoledì, 02 Dicembre 2015 00:00
Pubblicato in Osservatorio tecnico

Quali sono i cambiamenti climatici che interesseranno il nostro Paese nei prossimi anni? Abbiamo chiesto agli esperti del CCMC (Centro Euro – Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) quali sono i risultati degli ultimi studi su questo fenomeno, per capire come possiamo interpretare i dati previsionali per tutelarci da questi eventi.

Abbiamo intervistato Sergio Castellari, senior scientist al Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) di Bologna. Come rappresentante per l’Italia Castellari partecipa a progetti internazionali nel campo dei cambiamenti climatici e a tavoli nazionali per le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici; autore di numerose pubblicazioni sull’argomento è un’autorevole voce nel settore.

Quali sono i principali impatti dei cambiamenti climatici che stanno interessando il nostro paese?

Sergio Castellari: Il riscaldamento globale si manifesta e si manifesterà nel nostro territorio secondo questi possibili scenari:

possibile aumento degli eventi estremi di calore (aumento della frequenza di giorni più caldi e di ondate di calore in estate);

possibile aumento di eventi estremi di precipitazione (meno giorni di pioggia ma con più pioggia);

possibile peggioramento delle condizioni già esistenti di forte pressione sulle risorse idriche, con conseguente riduzione della qualità e della disponibilità di acqua, soprattutto in estate nelle regioni meridionali e nelle piccole isole;

possibile peggioramento del dissesto idrogeologico che potrebbe aumentare il rischio di frane, flussi di fango e detriti, crolli di roccia e alluvioni lampo. Le zone maggiormente esposte al rischio idro-geologico sono: la valle del fiume Po e le aree alpine ed appenniniche (con il rischio di alluvioni lampo);

possibile aumento del degrado del suolo e rischio più elevato di erosione e desertificazione del terreno, con una parte significativa del Sud del Paese classificato a rischio di desertificazione e diverse regioni del Nord che mostrano condizioni preoccupanti;

aumento del rischio di incendi boschivi e siccità per le foreste, con la zona alpina e le regioni insulari (Sicilia e Sardegna) che mostrano le maggiori criticità;

aumento del rischio di perdita di biodiversità e di ecosistemi naturali, soprattutto nelle zone alpine e negli ecosistemi montani;

aumento del rischio di inondazione ed erosione delle zone costiere a causa di una maggiore incidenza di eventi meteorologici estremi e dell’innalzamento del livello del mare (anche in associazione al fenomeno della subsidenza, di origine sia naturale sia antropica);

possibile riduzione della produttività agricola per alcune colture;

possibili ripercussioni sulla salute umana, in particolare per i gruppi più vulnerabili della popolazione a causa di un possibile aumento di malattie e mortalità legate al caldo, di malattie cardio-respiratorie da inquinamento atmosferico, di infortuni, decessi e di disturbi allergici.

Sempre pensando alle precipitazioni atmosferiche sul territorio italiano, cosa è verosimile che accada nei prossimi 10 anni?

SC: Il grado di incertezza sulle previsioni climatiche decadali non permette di essere molto precisi. Quello che si può dire è che col riscaldamento globale in atto si avrà un aumento di probabilità di avere eventi estremi di precipitazione: un trend di aumento di tali estremi è già evidenze in Italia Settentrionale dai dati osservativi.

Il CCMC (Centro Euro – Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) è un ente di ricerca no-profit nato nel 2005 con l’obiettivo principale di realizzare in Italia un Centro di eccellenza sullo studio integrato di temi riguardanti i cambiamenti climatici. Il CMCC rappresenta, a livello nazionale e internazionale, un punto di riferimento istituzionale per decisori pubblici, istituzioni, aziende pubbliche e private che hanno bisogno di supporto tecnico-scientifico.

Letto 1054 volte Ultima modifica il Mercoledì, 08 Giugno 2016 16:26

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