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Valutazione del danno, Risk Management e vino: intervista all’ing. Giorgio Pennazzato

Mag 20, 2021 | Interviste

Abbiamo avuto ospite in A&A ed Experta l’ing. Giorgio Pennazzato, consulente e formatore in materia assicurativa, come docente del nostro corso “Fondamenti di Loss Adjusting”. Al margine delle lezioni sull’estimo e sulla valutazione del danno, ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda sul Risk Management, sulla valutazione peritale, ma anche sul vino, sua grande passione.

Che cosa pensa sia fondamentale nella formazione di un perito assicurativo, oggi?

Rafforzare le proprie competenze teoriche è importantissimo. Rispetto al passato, la valutazione peritale deve partire da forti basi tecniche. L’approccio al sinistro è completamente cambiato rispetto a qualche anno fa, quando il perito partiva dall’indennizzo richiesto dall’assicurato e giocava semplicemente al ribasso. Oggi la base di partenza è una competente analisi tecnica a cui fa seguito una trattativa non meno importante. L’aspetto umano è, ancora oggi, determinante per chiudere un sinistro.
Un perito che vuole far bene il suo lavoro deve imparare a negoziare. Entrare in empatia con l’assicurato, saper argomentare con chiarezza e con professionalità la propria decisione facilita tantissimo la risoluzione di un sinistro. La più grande soddisfazione è quando, di fronte alle prove tecniche e alle proprie doti umane, un assicurato ti ringrazia nonostante abbia ricevuto un indennizzo inferiore rispetto a quanto richiesto. Significa che ha capito e apprezzato il tuo lavoro, dandoti ragione.

Che consiglio si sente di dare ai giovani periti?

Il mio consiglio è di acquisire competenze trasversali e poi specializzarsi in un ramo specifico. È decisivo, nella propria formazione personale, avere un panorama completo delle polizze, dei rami assicurativi, sapersi districare in diversi settori. In seguito sarà più facile specializzarsi, magari per limitate finestre temporali. Prima bisogna diventare dei periti esperti a 360 gradi.
Nella mia esperienza in Generali Italia ho avuto modo di gestire rischi tecnologici, incendio, furto, danni. Questa è stata la vera esperienza formativa.
Io consiglio di cercarle attivamente queste esperienze diverse, essere curiosi e interessarsi a molteplici rami assicurativi per evitare di imboccare binari morti che non portano da nessuna parte.

Lei si occupa soprattutto di Risk Management. Quali sono le nuove opportunità del Risk Management in Italia?

Il Risk Management è un settore poco sviluppato in Italia. Le aziende percepiscono questa attività come un costo e non riescono a vederne in anticipo i benefici, ma un investimento in Risk Management consentirebbe di prevenire i danni risparmiando notevolmente sui costi di correzione e riparazione. Per non parlare dei danni indiretti che sopraggiungono.
Nuove opportunità, oggi, ci vengono offerte dalla tecnologia. Iniziano a nascere piattaforme informatiche online in grado di dare un riscontro immediato nella valutazione dei rischi in pochi click.
Per quanto riguarda, invece, settori assicurativi che rappresenteranno una nuova sfida per i Risk Manager e le compagnie di assicurazione, non si può non citare il rischio informatico. Seguo con un certo interesse il Cyber Risk.
Nuove tecnologie portano nuovi rischi. La cronaca recente ci dice che non dobbiamo assolutamente sottovalutare questa nuova minaccia. La scorsa settimana un gruppo di hacker ha bloccato un oleodotto statunitense, un danno enorme che va oltre al costo puro del riscatto di 5 milioni di dollari che la compagnia ha dovuto pagare per riavere accesso ai propri sistemi informatici, ma che si estende anche a tutto il danno connesso all’interruzione di servizio.
In Italia le compagnie di assicurazione ancora non si espongono a questo rischio e la fetta di mercato più grossa al momento è in mano a compagnie straniere. Nel nostro Paese esiste solo una polizza con massimale di 500.000 euro, molto basso per questo tipo di rischio, che copre la copiatura di certi software, ma non copre i danni da cyber attacco.

Che cosa frena le compagnie dall’offrire garanzie a copertura del Cyber Risk?

Il problema è che tutti parlano di Cyber Risk oggi, ma nessuno sa esattamente dire che cosa sia. È un nuovo pericolo e ancora non si sa bene cosa comporti, che danni possa fare, la frequenza. Degli incendi ormai sappiamo tutto: come accadono, che danni provocano, come gestire il danno. Del rischio informatico non si sa praticamente nulla.

In questo contesto di Cyber Risk, il diffuso utilizzo dello smartworking in pandemia e post-pandemia può rappresentare un fattore di rischio per le aziende e le organizzazioni?

Sicuramente. C’è una preoccupazione crescente riguardo ai rischi connessi alla diffusione dello smartworking. Avere persone che lavorano da remoto può creare delle fragilità nelle reti aziendali e nei flussi di dati sensibili. Il rischio di intrusioni malevole è più alto. Ancora non si registrano casi, ma va tenuta alta la guardia.

Lei è un grande appassionato di vino, è stato anche presidente della FISAR (Federazione italiana sommelier, albergatori e ristoratori)…

Assolutamente! Ritorna il discorso di prima. Penso che una persona trovi il suo giusto equilibrio quando ha interessi trasversali e sia curiosa di imparare cose nuove anche al di fuori del proprio ambito lavorativo. Mi piace prendere come esempio Leonardo da Vinci, un genio che non era solo un grande inventore, ma anche un artista eccelso e uno scienziato brillante.

A proposito di interessi personali e lavoro. Qual è il rapporto dell’industria viti-vinicola italiana con il Risk Management e che benefici potrebbe trarne?

Il ricorso a servizi di Risk Management nel mondo del vino in Italia è pari a zero o quasi, anche se di rischi da mitigare ce ne sarebbero parecchi. L’installazione di reti antigrandine su consiglio del Risk Manager, ad esempio, consentirebbe di azzerare un rischio che alle compagnie di assicurazione piace poco, essendo la grandine causa di danni molto vasti.
Altri esempi di interventi di mitigazione del rischio che potrebbero essere implementati dall’industria viti-vinicola ci vengono dati dal mondo delle ciliegie.

I rischi in questo tipo di agricoltura sono molteplici. Le piante di ciliegie, mediamente, sono alte più di 5 metri e la raccolta deve avvenire per mezzo di scale, con un altissimo numero di infortuni. Al tempo stesso, le piante spesso sono distribuite su ampie distanze all’interno del campo con forte dispersione di energie.
Un altro fenomeno particolarmente pericoloso per la produzione è l’idrocracking: quando le piante ricevono troppa acqua, il frutto si gonfia danneggiandosi.
Oggi, grazie all’analisi dei rischi, si utilizzano reti antigrandine, antipioggia e antinsetto per proteggere le piante. Intervengono poi dei sensori e degli algoritmi per capire lo stato di salute dei ciliegi e capire in anticipo dove e come intervenire.
In più, sono stati creati innesti “nanizzanti”, Gisela 5 e Gisela 6, e le piante non superano i 2,5 metri. Non serve più la scala, la raccolta si fa a piedi. Il Risk Management ha reso possibile l’implementazione di queste soluzioni.

A livello peritale, invece, è un settore che si è evoluto parecchio, sebbene le polizze che trovano reale applicazione in questo settore siano pochissime. Nei danni da grandine, seppur raramente garantiti, si interviene utilizzando dei droni, ad esempio. Si fotografa il vigneto all’assunzione del rischio e si fotografa nuovamente una volta avvenuto il danno. Un tempo bisognava effettuare la stima pianta per pianta, un’attività che assorbiva una quantità di tempo enorme.
Di spazio per il Risk Management, invece, ce n’è parecchio nella seconda parte della produzione del vino, quando il vino è in cantina. Parte in cui si orientano anche le maggiori coperture assicurative. Sia nella fase di fermentazione che in quella di maturazione con il vino in barricaia.

Qui diventa interessante anche la valutazione di un eventuale danno, perché il vino è un prodotto che acquista valore con il passare del tempo. Per esempio, il primo anno l’Amarone vale 5 euro al litro, mentre dopo 3 anni ne vale 80. Se un danno occorre in questi 3 anni quanto lo paghi?
Ci sono soluzioni di vario tipo. Qualcuno cerca di valorizzare il tempo di immagazzinaggio trascorso, traguarda indicativamente quale sarà il prezzo da maturo e ti riconosce in misura intermedia il danno indiretto. Altri, attraverso ad esempio la clausola “valore a nuovo”, al momento del danno pagano il valore di produzione alla data del danno. Passati 3 anni, vanno a vedere qual è il valore di mercato dell’Amarone e pagano la differenza.

Per concludere, dopo tutto questo parlare di rischi ci consiglia dei vini per non rischiare almeno a tavola?

Bisognerebbe aprire un capitolo enorme, capire cosa vorremmo mangiare assieme a questo vino e in che regione. Tra le mie cantine preferite c’è sicuramente la Cantina Cecchetto, a Tezze di Pieve sul Piave, ho partecipato anche alla vendemmia. Fanno un Raboso che a me piace molto. Leggermente aspro, genuino, semplice e lineare.
Amo molto anche l’Amarone e consiglio le cantine Allegrini e Boscaini, che è pure agente Generali Italia.
Potremmo star qui a parlare dei vini toscani, del Brunello. Potremmo parlare dei vini del Sud, dal gusto potente e con una gradazione alcolica più elevata che smussa i difetti del vino, rendendolo meno spigoloso e più armonico, ma ci vorrebbe troppo tempo. L’importante è assaporare il vino e non pensarlo come una bevanda per dissetarsi. Una volta capito questo, si inizia ad apprezzarlo davvero in tutte le sue sfumature.